A quanti gradi bruc...
 

A quanti gradi brucia la carta?  


Dex
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 Dex
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Risposta: Fahrenheit 451 (circa 232 Celsius). Temperatura che, immagino saprete, è anche il titolo di un famoso romanzo fantascientifico/distopico dell'autore Ray Bradbury:

Fahrenheit 451 (edito in Italia anche con il titolo Gli anni della fenice) è un romanzo di fantascienza del 1953, scritto da Ray Bradbury.

Ambientato in un imprecisato futuro posteriore al 1960, vi si descrive una società distopica in cui leggere o possedere libri è considerato un reato, per contrastare il quale è stato istituito un apposito corpo di vigili del fuoco impegnato a bruciare ogni tipo di volume.

Nel 1966 il libro è stato trasposto in un omonimo film per la regia di François Truffaut e una seconda trasposizione cinematografica è apparsa nel 2018 per la regia di R. Bahrani. Nel 2004 al libro è stato assegnato il premio Retro Hugo come miglior romanzo 1954.

https://it.wikipedia.org/wiki/Fahrenheit_451

Ma il libro di cui volevo parlare è invece un classico (IL classico per eccellenza, direi) del genere cyberpunk, ovvero Neuromancer (Neuromante, in italiano) di William Gibson:

Primo volume della trilogia dello Sprawl, celebre ne è l'incipit:

Il cielo sopra il porto aveva il colore della televisione sintonizzata su un canale morto.

Case è un "cowboy della consolle", un hacker. Il suo sistema nervoso è stato danneggiato, rendendogli impossibile il collegamento alla "Matrice", la rete informatica globale. Si trova a Chiba, in Giappone, nella vana ricerca di una cura che gli consenta di accedere nuovamente al cyberspazio. Quando ogni speranza sembra ormai perduta, Case viene reclutato da un misterioso personaggio che si fa chiamare Armitage. La cura tanto agognata gli viene offerta in cambio della sua collaborazione ad una missione dai contorni oscuri. Armitage è accompagnato da una "samurai della strada", una combattente dal fisico artificialmente potenziato di nome Molly.

https://it.wikipedia.org/wiki/Neuromante

Piccola curiosità, una delle città si chiama (guarda un po') Night City:

Night City era come un esperimento dissennato di darwinismo sociale, concepito da un ricercatore annoiato che tenesse un pollice in permanenza sul pulsante dell'avanti-veloce. Smetti un attimo di farti largo a spintoni, e affonderesti senza lasciare traccia; muoviti un po' troppo velocemente, e finiresti per spezzare la fragile tensione superficiale del mercato nero; in entrambi i casi spariresti senza che di te rimanesse niente […] anche se il cuore, i polmoni o i reni avrebbero potuto sopravvivere per i serbatoi delle cliniche al servizio di qualche sconosciuto con un sacco di Nuovi Yen.

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Giovanni Manodargento
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Postato da: Dex

Risposta: Fahrenheit 451 (circa 232 Celsius). Temperatura che, immagino saprete, è anche il titolo di un famoso romanzo fantascientifico/distopico dell'autore Ray Bradbury:

Fahrenheit 451 (edito in Italia anche con il titolo Gli anni della fenice) è un romanzo di fantascienza del 1953, scritto da Ray Bradbury.

Ambientato in un imprecisato futuro posteriore al 1960, vi si descrive una società distopica in cui leggere o possedere libri è considerato un reato, per contrastare il quale è stato istituito un apposito corpo di vigili del fuoco impegnato a bruciare ogni tipo di volume.

Nel 1966 il libro è stato trasposto in un omonimo film per la regia di François Truffaut e una seconda trasposizione cinematografica è apparsa nel 2018 per la regia di R. Bahrani. Nel 2004 al libro è stato assegnato il premio Retro Hugo come miglior romanzo 1954.

https://it.wikipedia.org/wiki/Fahrenheit_451

Ma il libro di cui volevo parlare è invece un classico (IL classico per eccellenza, direi) del genere cyberpunk, ovvero Neuromancer (Neuromante, in italiano) di William Gibson:

Primo volume della trilogia dello Sprawl, celebre ne è l'incipit:

Il cielo sopra il porto aveva il colore della televisione sintonizzata su un canale morto.

Case è un "cowboy della consolle", un hacker. Il suo sistema nervoso è stato danneggiato, rendendogli impossibile il collegamento alla "Matrice", la rete informatica globale. Si trova a Chiba, in Giappone, nella vana ricerca di una cura che gli consenta di accedere nuovamente al cyberspazio. Quando ogni speranza sembra ormai perduta, Case viene reclutato da un misterioso personaggio che si fa chiamare Armitage. La cura tanto agognata gli viene offerta in cambio della sua collaborazione ad una missione dai contorni oscuri. Armitage è accompagnato da una "samurai della strada", una combattente dal fisico artificialmente potenziato di nome Molly.

https://it.wikipedia.org/wiki/Neuromante

Piccola curiosità, una delle città si chiama (guarda un po') Night City:

Night City era come un esperimento dissennato di darwinismo sociale, concepito da un ricercatore annoiato che tenesse un pollice in permanenza sul pulsante dell'avanti-veloce. Smetti un attimo di farti largo a spintoni, e affonderesti senza lasciare traccia; muoviti un po' troppo velocemente, e finiresti per spezzare la fragile tensione superficiale del mercato nero; in entrambi i casi spariresti senza che di te rimanesse niente […] anche se il cuore, i polmoni o i reni avrebbero potuto sopravvivere per i serbatoi delle cliniche al servizio di qualche sconosciuto con un sacco di Nuovi Yen.

Tra l'altro quella copertina del Neuromante è illustrata da Josan Gonzalez, lo stesso artitsta delle steelbook di CP2077.

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Giovanni Manodargento
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Ronin
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Parlando di carta bisogna assolutamente citare il fumetto The Long Tomorrow, scritto da Dan O'Bannon (mago degli effetti visivi e sceneggiatore, tra gli altri, di Alien e Atto di Forza) ma soprattutto disegnato da Moebius, che proprio in questa storia getta di fatto le basi dell'estetica cyberpunk.

Ridley Scott ha dichiarato che fu proprio The Long Tomorrow ad ispirare maggiormente Blade Runner.

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Dex
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Come dimenticare "Il cacciatore di androidi" ("Do Androids Dream of Electric Sheep?" in originale) di Philip K. Dick, romanzo dal quale è stato tratto (anche se con enormi libertà rispetto alla storia originale) il capolavoro di Ridley Scott "Blade Runner"?

Il cacciatore di androidi (in originale Do Androids Dream of Electric Sheep?) è un romanzo di fantascienza scritto da Philip K. Dick nel 1968; dal romanzo è stato tratto il celebre film Blade Runner di Ridley Scott (1982).

In Italia il libro è stato pubblicato con tre differenti titoli. Nella prima traduzione italiana, edita nel 1971 dalla Casa Editrice La Tribuna nella collana "Galassia", fu intitolato Il cacciatore di androidi; poi è stato edito dalla Fanucci Editore con lo stesso titolo del film, Blade Runner, per essere successivamente ritradotto e ripubblicato sempre dalla Fanucci con un titolo più aderente all'originale, Ma gli androidi sognano pecore elettriche?

Infarcito dei temi tipici dello scrittore statunitense (cos'è reale e cosa non lo è, cosa è umano e cosa no, le droghe, la repressione poliziesca, le difficili relazioni con le donne, i simulacri), è ritenuto da alcuni inferiore a capolavori quali Ubik o La svastica sul sole, mentre altri critici lo ritengono da inserire a pieno titolo nel novero delle opere maggiori.

È stato candidato al Premio Nebula per il miglior romanzo nel 1969.

https://it.wikipedia.org/wiki/Il_cacciatore_di_androidi

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Shog-goth
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Bay City (Altered Carbon) è un romanzo di genere cyberpunk e noir del 2002, dello scrittore britannico Richard Morgan. È il primo dei tre romanzi della serie di Takeshi Kovacs.

Dal romanzo, vincitore del Premio Philip K. Dick nel 2003, è stata tratta la serie televisiva Altered Carbon, che è disponibile su Netflix da febbraio 2018.

https://it.wikipedia.org/wiki/Bay_City_(romanzo)

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Dex
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Così, mentre voi siete lì che boccheggiate digerendo pasti, pastiere e pastarelle, io vi comunico che è bello quando ci si imbatte in storie del genere. 
Storie che a primo acchitto non avresti mai considerato. 
E invece qualcosa della trama, o di come ti raccontano la trama, ti solletica. Poi prendi quel parallelepipedo di carta tra le mani, e leggi qualche frase. Te ne innamori e lo posi, per non sciuparlo. Ma appena apri un altro libro, ecco che quelle frasi ti tornano in mente, hai voglia a concentrarti: non ci riesci. E capisci che non te ne libererai finché quel libro non lo avrai letto.
 
Così lo leggi. E lo leggi in fretta. 
Lo consumi una riga per volta. Fai le due di notte e chiudi solo perché hai dei doveri e la mattina devi svegliarti presto. 
Lo divori finché non ti ritrovi a sfogliare le pagine bianche d'avanzo, accorgendoti con rammarico che la storia è già finita. Ma come. Che ti trovi in balia di una forte sindrome di Stoccolma da lettura. Da personaggi. Da ambientazione.
Non volevi, santa pazienza, proprio non volevi essere liberata. Non così presto.
Quante volte capita una magia simile?
Quante volte un autore può replicarla?
C'è riuscito Bester, o Destinazione stelle è solo una scintilla nella sua intera produzione?
Quando riuscirò a mettere le mani su un altro dei suoi romanzi, ve lo dirò.
Nel frattempo, di seguito troverete i miei personalissimi perché sul perché dovreste proprio infilare Destinazione stelle nella vostra lista dei desideri.
 

Cominciamo dal principio. E il principio è un incipit che da solo vale l'acquisto.
 

Era un'età dell'oro, un'epoca di sublimi avventure, di vite ricche e morti rognose... ma nessuno lo pensava. Era un futuro di grandi fortune e ruberie, di saccheggi e rapine, di cultura e vizio... ma nessuno lo ammetteva. Era un'era di estremi, un affascinante secolo di mostruosità... ma nessuno lo amava. [Destinazione stelle, Alfred Bester, trad. V. Curtoni, Mondadori, p. 7]

 
Il nostro protagonista si chiama Gulliver Foyle, Gully per gli amici, se ne avesse, meccanico di terza classe.
Ma chi è Gully Foyle? 
Chi è quest'uomo che tutti vogliono, mentre nello spazio infuria la guerra tra Pianeti Interni e Pianeti Esterni?
Gully Foyle è un uomo che ha un obiettivo, un uomo torturato da una missione. Una missione di vendetta.
E per farlo è disposto a rinunciare a tutto.
Quello che Gully Foyle vuole è la distruzione.
Ed è un uomo distruttivo, Foyle, un bisonte astuto, una Tigre che corre e insegue, senza ammettere che chi insegue è solo il fantasma di una soddisfazione personale che non arriverà mai ad avere.
Gully Foyle è un Conte di Montecristo spaziale, che jaunta, ovvero che sa teletrasportarsi con la sola forza del pensiero (avete presente Goku? Ecco.) come tutti su Terra e sugli altri pianeti e satelliti e asteroidi del sistema solare ormai colonizzati, e che ha a disposizione pochi giorni, appena novanta, per capire chi l'ha ridotto in quello stato di tigre affamata di vendetta.
 
Se vi sembro troppo criptica be', non arrabbiatevi, ma sappiate che è voluto perché, se vi parlassi nel dettaglio della trama, rovinerei il novanta per cento del romanzo, nel quale sono disseminati minimi dettagli che portano alla quadratura del cerchio una volta arrivati al capitolo finale, quando tutto si chiude e anche ciò che in un primo tempo appariva "fuori posto" assume una straordinaria, e solida, attinenza col resto della narrazione.
 
Al di là della trama principale, Bester definisce personaggi eccentrici e inusuali che sono tutti, nessuno escluso, delle meravigliose creature sparate in un conflitto che non ha solo Foyle come bersaglio. C'è Dagenham, l'uomo radioattivo; Olivia de Presteign, la Vergine bianca, statua albina dagli occhi e dalle labbra di corallo in grado di vedere solo lo spettro elettromagnetico di ciascun individuo; ci sono Robin, telepate eterodiretta, che non può fare altro che diffondere i suoi pensieri al resto del mondo. E un sottobosco fitto di soggetti, un pulviscolo di forme e attitudini, di sgherri, assassini, opportunisti e spie. 
 
In un mondo dove basta conoscere le coordinate di un luogo, avere ben chiaro com'è fatto, per raggiungerlo soltanto avendolo in mente, le donne sono divenute una proprietà privata, rinchiuse come principesse delle fiabe in torri irraggiungibili, schermate, nascoste da labirinti. La vita sociale e la carriera sono loro precluse.
I prigionieri vengono condannati a vivere in un isolamento perpetuo, al buio e nel silenzio, per evitarne le evasioni. 
Le religioni sono abolite e le immagini di croci, genuflessioni, preghiere considerate materiale pornografico.
Ci si droga con surrogati di malattie per rivivere febbri e deliri.
Si lucra sulle spalle e sulle carcasse di disperati in fuga dalla guerra.
 
Luna è stata da tempo trasformata in un enorme campo batteriologico, dove microbi e batteri vengono seminati e arati in giganteschi vetrini di coltura. 
Su Marte l'atmosfera è così rarefatta che anche solo calpestare un filo d'erba viene punito con la morte.
Alcuni individui, per allontanarsi dalle miserie umane, praticano un ascetismo estremo, che prevede la rescissione di ogni struttura nervosa.
 
C'è così tanta roba in Destinazione stelle che a parlarne si rischia solo di sminuire la bellezza di questo romanzo di fantascienza, solo lievemente hard. 
Un romanzo scritto nel '51 che non accusa un solo giorno dei suoi sessant'anni di vita, e risulta tanto moderno che potreste benissimo scambiarlo per una storia scritta da qualche talentuoso scrittore contemporaneo.
E per una volta, con una buona traduzione.
Ecco, io ve l'ho detto. 
Destinazione stelle rientrerà nel mio best of 2016. Ma se ancora non vi ho convinto, l'unica cosa sensata da fare sapete tutti qual è: prenderlo e leggerlo.
Poi ne riparliamo.

Articolo tratto da: Letture Pericolose

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